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I primi insediamenti alle risorgive del Timavo
risalgono al periodo del Neolitico,
come lo rivelano studi effettuati di recente. Il primo insediamento
di rilievo è quello dei Veneti
i quali, cacciati dagli Euganei, fondarono qui il primo centro religioso
di questo popolo. Successivamente l'area fu occupata dai Romani
che, nel 129 d.C., annessero i Veneti e nel braccio terminale del
Timavo costruirono
un porto con sede doganale e i magazzini portuali; un faro rappresentava
simbolicamente il confine tra est e ovest. Questo porto era situato
in un punto strategico vicino alla via "Gemini
sud", realizzata sull'antico tracciato delle strade
che collegavano i castellieri.
Il porto del Timavo, punto di
partenza per le rotte per l'Istria, è stato di fondamentale
importanza fino alla metà del 1400;
da questo periodo e fino alla fine del 1700
ha avuto una funzione minore e di tipo prettamente locale, mentre
dall'inizio del 1800 ha riassunto
nuovamente un ruolo strategico soprattutto di tipo militare.
A
sud delle risorgive del Timavo
esisteva un altro porto romano, e più sotto, nella baia di
Duino venne realizzato
il cosiddetto "porto del Bivio"
avente funzione di porto commerciale, soprattutto per le navi da
trasporto della pietra delle cave di Sistiana.
La zona di Duino
era comunque strategica poiché sono stati rinvenuti i resti
di un castelliere e vi si era costruita una torre di guardia all'epoca
di Diocleziano, ora inglobata nel Castello
Nuovo. Sembra che il porto di
Sistiana sia ancora più antico di quello del Timavo,
poiché dovrebbe risalire al II secolo a.C.; nel II°
secolo d.C. vennero qui aperte due cave per l'estrazione
della pietra, una in prossimità dell'attuale "Caravella"
ed un'altra tra "Castelreggio"
e l'albergo "ENALC", che vennero in gran parte utilizzate
per la costruzione di Aquileia.
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Nel periodo di stabilità politica romana,
a cavallo dell'anno 0, le aree di
Duino e di Sistiana
divennero luoghi di attrazione turistica, come lo dimostrano i resti
delle ville rinvenuti in prossimità della costa; è
in questo periodo che anche Trieste
diviene colonia romana mentre venivano abbandonati i castellieri
del Carso, non essendoci più la necessità di
difesa. Inoltre, si iniziò a coltivare la vite lungo il costone
sul mare orientato a ponente, con la produzione del famoso vino
denominato "Pucinum", e contemporaneamente venne incrementata
l'agricoltura lungo la via Gemini.
La caratteristica principale di quest'ambito era comunque la presenza
estesa di area boscata, soprattutto querceti, sottoposta a severo
controllo e tutela: esisteva infatti la figura di un responsabile
del taglio degli alberi, concesso solamente per l'approvvigionamento
di legna da ardere e di limitate aree da adibire a pascolo di ovini.
In questo periodo esisteva pure un allevamento di cavalli nei pressi
delle risorgive del Timavo.
L'ambito del Timavo
è stato da sempre luogo mistico e deve la sua storia all'importanza
attribuita alle risorgive nel corso dei secoli. Probabilmente già
profondo e navigabile nell'antichità, il fiume usciva dal
monte con nove bocche: Vitruvio lo annovera fra i più importanti
fiumi e Virgilio lo decanta nel I° libro dell'Eneide "Unde
per ora novem vasto cum murmure montis it mare praeruptum, et pelago
premit arva sonanti".
Sul luogo dell'attuale Chiesa
di S. Giovanni vennero costruiti
dapprima i templi di Diomede e di Nettuno,
poi quelli di Diana Lincea e della
Speranza Augusta. Nel
IV secolo venne qui costruito un cenobio
dei Benedettini che venne distrutto dagli Avari nel 611;
ricostruito, fu successivamente abbattuto dagli Ungheri nel 902;
riedificato il secolo seguente dal patriarca di Aquileia Ulrico
I, venne definitivamente distrutto da una incursione turca che non
lasciò alcuna traccia dell'insediamento.
Le incursioni turche iniziarono nel 1470
e continuarono fino alla fine del secolo; nel 1740 l'Asquini scriveva:
"In luogo dell'antidetto Monistero (
) ora si vede un
Ospizio, eretto nel periodo di permanenza nel luogo, i Benedettini
fecero opere di bonifica nell'area paludosa delle risorgive inserendo
nell'ambiente coltivazioni di liquirizia e melograni."
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Non meno densa di storia ed avvenimenti è l'area di Duino.
Nel 100 d.C. venne costruito il vecchio
castello con una torre quadrangolare che ne segnava l'ingresso
e il complesso era circondato da mura merlate. I signori di Duino
lo abitarono per due secoli e fino alla fine del XIV
secolo; ad essi succedettero i Walsee che costruirono il
castello nuovo e lasciarono il
primo in rovina. Il nuovo castello, che ingloba al suo interno i
resti di un castelliere, è caratterizzato tuttora da una
doppia cinta muraria merlata e due torri, una romana e una risalente
al XV secolo. Nel corso dei tempi
ebbe come proprietari Federico III, i Veneziani, gli Hoffer, i Torriani,
gli Hohenlohe ed i principi di Torre Tasso.
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L'abitato di Aurisina,
per come si presenta attualmente, venne fondato nel corso del XIV
secolo, anche se sicuramente nel periodo romano questa zona
era già abitata in concomitanza con l'attivazione delle prime
cave di estrazione della pietra. Il suo sviluppo urbanistico si
può dividere in due fasi principali: la prima,
tra il XV e il XVIII secolo, in cui gli abitanti, prevalentemente
pastori ed agricoltori, costruirono le proprie abitazioni verso
nord; la seconda, tra il XVIII e il XIX
secolo, che segna l'espansione dell'abitato per il forte
aumento demografico dovuto alla costruzione della ferrovia e alla
imponente attività delle cave.
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L'antico abitato di Santa Croce ha
avuto un maggiore rapporto con il mare dall'origine e a tutt'oggi
da qui si può godere di uno splendido panorama sul golfo;
situato al margine dell'altipiano, a picco sul mare, era collegato
da un sentiero che conduceva alla spiaggia sottostante dove venivano
ricoverate le barche da pesca. Alla fine
dell'800 venne costruito un porticciolo, tuttora esistente,
al fine di proteggere dai marosi i pescherecci.
Le prime sostanziali trasformazioni sul territorio, che era quindi
caratterizzato prevalentemente da aree boscate lungo tutto l'arco
costiero fino ai margini del nucleo di Trieste,
vennero messe in atto nel corso del XIV
secolo, quando vennero praticati disboscamenti a larga scala
per la creazione di nuovi pascoli; successivamente, nel corso del
1600, venne introdotta dai Friulani
la coltivazione del granturco.
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Un
elemento fondamentale nella trasformazione morfologica dell'area
è stato senza dubbio quello legato all'attività estrattiva
della pietra, presente un po' dappertutto nel territorio. La zona
più estesa è quella che comprende le antiche
cave romane, situata ora tra la linea ferroviaria Monfalcone
- Trieste e la strada costiera. Le cave, utilizzate fin dal periodo
di Cesare Augusto, vennero in gran parte sfruttate per la costruzione
di Aquileia; dopo la sua distruzione, le cave vennero abbandonate
e vennero riattivate per un breve periodo unicamente per la ricostruzione
della stessa Aquileia. Dopo secoli di inattività, furono
nuovamente riutilizzate solo verso la metà
dell'800 per il rinnovamento edilizio delle principali città
dell'impero Austro-Ungarico. Delle cave esistenti, attualmente sono
in funzione estrattiva circa il 50%.
Le iniziative di maggiore rilievo che hanno trasformato questo tratto
di costa durante il periodo che va dalla
fine dell'800 ad oggi, sono la realizzazione della rete ferroviaria,
l'interramento di parte della costa tra Duino
e le foci del Timavo
e la costruzione della strada costiera.
Nel 1857 venne inaugurata la linea
ferroviaria Trieste-Vienna a cui seguì la necessità
di prevedere un collegamento alla rete del regno Lombardo-Veneto.
Il tracciato ferroviario realizzato, che corre lungo le ultime propaggini
del carso sul mare, ha segnato una profonda cesura del territorio,
separando in qualche modo la parte di carso a mare da quello a monte
e contemporaneamente ne ha segnato i destini in modo diverso tuttora
visibili.
Nel 1890 viene redatto un progetto
per l'interramento di parte della costa a sud delle foci del Timavo,
denominata Bratina, e venne creato un lembo di terra artificiale
a mare che mutò la morfologia del territorio per il tratto
che va dalla zona denominata Cernizza
al Timavo, e già dal 1899
si insediarono qui i primi abitanti.
Negli
anni che vanno dal 1940 al 1950,
la parte prossima al mare venne modificata mediante l'apertura di
tre canali navigabili che portarono alla creazione di due lembi
di terra denominate "zappoli". Nello stesso periodo venne
edificato ex-novo l'attuale Villaggio
del Pescatore, chiamato allora San Marco, e amministrato
dal Genio Civile che ospitava prevalentemente le famiglie dei lavoratori
ai cantieri e pescatori. Negli anni successivi, il canale adiacente
le abitazioni venne banchinato prima e attrezzato poi per ospitare
un piccolo mandracchio munito di alaggio.
Un altro intervento importante fu nel 1920
la riapertura della cava di Sistiana per la costruzione del porto
di Trieste. E' in questi anni che contestualmente si diede
avvio allo sviluppo turistico della baia di Sistiana
con la costruzione di due alberghi, preceduta dal rimboschimento
di alcune zone contigue con pino di Aleppo e pino nero. Venne così
creata la pineta di Duino e aperti
sentieri sul Carso, tra cui il sentiero
Rilke, percorso panoramico sopra le falesie di Duino
inaugurato nel 1987.
Nella baia di Sistiana
vennero costruiti tre moli per l'attracco delle navi da carico e
da turismo e dopo il secondo conflitto furono realizzate le banchine
per le navi da diporto unitamente alla scogliera di protezione del
porto.
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Per
quanto riguarda le vie di comunicazione, l'itinerario della
strada romana venne usato fino al 1700.
Con l'arrivo dei Francesi, venne realizzata la Strada
d'Italia che percorreva l'antico tracciato della Gemina sud
prolungata fino a Gorizia, oggi chiamata "del
Vallone".
Il collegamento con l'isolotto del Lisert
avvenne dapprima con un ponte costituito da barche accostate e poi
con un ponte in legno (1813). Questa
strada subì variazioni di andamento fino alla metà
dell'800 e venne ribattezzata Strada Commerciale.
Agli inizi del '900 si iniziò
a studiare concretamente la realizzazione di una strada litoranea
per congiungere Trieste a Monfalcone.
Le linee generali del progetto elaborato dall'ing. Comel e dall'ing.
Mazorana, prevedevano l'inizio di questa strada fra Cedas e Barcola,
non doveva attraversare il parco di Miramare
ed i bagni di Sistiana,
avere una larghezza di 12 metri. Questo progetto venne approvato
nel 1908 con la riduzione della larghezza stradale a 9 metri.
Nel 1952 venne iniziata la costruzione
della S.S. 202, costruita seguendo il tracciato di una strada preesistente,
nel tratto da Sistiana
a Trieste, ad opera del Governo
Militare Alleato, e nel 1969 venne
realizzato il tratto compreso tra il Lisert
e Sistiana.
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