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Questi insediamenti, sviluppati lungo
il litorale marino, sono a contatto diretto e indiretto con il mare,
ma con il quale hanno rapporti consolidati attraverso le attività
legate alla pesca e alle attività turistiche tematiche.

Dal punto di vista naturalistico, quest'area offre ambiti di forte
interesse e molto diversificati tra di loro. L'area umida delle
foci del fiume Timavo,
che oltre al fascino paesistico che presenta racchiude al suo interno
biotopi unici al mondo, era luogo di culto sin dall'antichità, come
dimostra il rinvenimento delle epigrafi e del materiale archeologico,
sulla base dei quali sappiamo che qui si veneravano Ercole, Saturno,
la Spes Augusta, Libero Augusto ma soprattutto Temavus; nel corso
del IV secolo d.C., con l'avvento del cristianesimo, venne edificata
la "piccola cappella vicino al corso del fiume", che con le successive
trasformazioni divenne l'attuale basilica
di S. Giovanni in Tuba.
Fa seguito la zona del Villaggio
del Pescatore, tipico borgo di pescatori
con la sua darsena ricca di colorati pescherecci. Questa zona è
diventata particolarmente interessante a seguito della recente scoperta
dell'androsauro
"Antonio", che risulta attualmente il meglio conservato al mondo.
"Antonio" è stato premiato dal Ministro della Cultura in quanto
considerata tra le più importanti scoperte dell'anno 2000. Si stima
che l'area possa contenere altri 20 dinosauri assieme a numerosi
altri giacimenti fossili di rilevanza internazionale.
Presso le bocche del Timavo,
sulla SP n. 14, troviamo il Monumento
ai Lupi di Toscana, progettato dall'arch.
G. Cirilli e inaugurato nel 1923, a testimonianza della fulminea
avanzata che, durante la Prima Guerra Mondiale, li portò vicini
alla città di Trieste. Sul lato opposto, c'è la Chiesa
di S. Giovanni Nuovo costruita nel 1932
su progetto dell'arch. A. Mazzoni, che al suo interno contiene decorazioni
su muro di A.Cernigoj e gruppi statuari in pietra d'Aurisina dello
scultore S. Scherani.
Subito oltre la strada provinciale, troviamo la grotta
del Mitreo (visitabile su richiesta di appuntamento alla Soprintendenza
ai B.A.A.A.A.S. di Trieste), al cui interno sono stati rinvenuti
i resti dei banconi e del rilievo del dio tauroctono Mithra; la
presenza di un mitreo in questa zona è stata interpretata come testimonianza
di vita spirituale in relazione alla presenza stabile di una guarnigione
militare nel castellum Pucinum, citato da Plinio, e identificato
con l'insediamento romano localizzato presso il castello
di Duino dagli scavi condotti nel 1982, databile verso la fine
del I secolo d.C. Il materiale recuperato al suo interno, nel 1900
e nel 1986, indicherebbe un'utilizzazione della cavità quale rifugio
in situazioni di disagio e pericolo e i segni che questa riporta
farebbe supporre che abbia perduto il suo ruolo nella prima metà
del V secolo, probabilmente a seguito delle sconfitta subita dalle
forze militari romane al Timavo
agli inizi del 400, per mano di Alarico.
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Ad
ovest della grotta
del Mitreo, nell'ambito del parco dell'Acquedotto
Randaccio, nel 1977 è stata casualmente
rinvenuta una villa romana (visitabile su richiesta di appuntamento
alla Soprintendenza ai B.A.A.A.A.S. di Trieste), la cui superficie
è stimabile di oltre 1300 mq; la parte attualmente visibile, ha
permesso agli archeologi di distinguere quattro fasi principali:
la più antica è caratterizzata da vani di piccole dimensioni, pertinente
al settore rustico e, per i ritrovamenti ceramici, probabilmente
utilizzata ancora agli inizi del I secolo a.C., mentre i pavimenti
a mosaico bianco-nero con motivo geometrico - che sono parzialmente
conservati e visibili, sono databili tra il I e II secolo d.C.;
successivamente la struttura venne ampliata ad ovest, e nel III
secolo d.C. il complesso è stato riconvertito a fini produttivi,
con l'inserzione di vasche e un focolare, la cui funzione risulta
attiva fino all'epoca costantiniana. Negli immediati dintorni si
possono ancora scorgere i resti di altre strutture romane, come
la Villa di Aurisina,
la villa della torre piezometrica, la Casa
Pahor, il Palazzo
d'Attila.
Dopo il Villaggio del Pescatore,
seguendo il sentiero che segue l'antico tracciato della strada romana,
ci inoltriamo nel Bosco della Cernizza,
una tipica stazione climaticamente di transizione del mediterraneo
e del sub-mediterraneo: qui si alternano radure della landa non
prive di pino nero
e leccio,
con elementi dell'Ostrio-querceto.
In particolare, il Bosco della Cernizza,
caratterizzato dalla struttura radiocentrica dei percorsi, contiene
lecci
e carpini orientali;
ma la sua caratteristica principale è che un tempo esso costituiva
il parco del castello
di Duino, al quale era collegato attraverso un asse che partiva
dalla porta principale.
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Il castello
di Duino, di proprietà del Principe Torre e Tasso, che lo utilizza
come sua residenza, presenza ancora tutte le sue caratteristiche
storiche di maniero antico; il primo documento scritto sul castello
risale al 1363, e ancora si possono ammirare i possenti bastioni
fortificati che lo circondano, con la torre maggiore che fu un tempo
utilizzata come prigione. Dal castello, costruito a strapiombo sul
mare, si gode una splendida vista sul golfo
di Trieste.
Nella dinastia dei Torre e Tasso troviamo mecenati e letterati,
ma anche valorosi condottieri durante le guerre contro i Turchi,
e pazienti mediatori tra l'Impero Asburgico e la Repubblica di Venezia.
Il castello ospitò personaggi illustri come i Conti
di Chambord e l'Imperatrice
Sissi, l'Arciduca
Massimiliano e la moglie Carlotta, Eleonora
Duse e Gabriele
D'Annunzio, Paul
Valèry, Mark
Twain e l'Arciduca
Francesco, proprio prima di partire per
Sarajevo.
Nelle
vicinanze, su di uno scoglio, si possono ammirare le rovine del
castello precedente, che risale al XI secolo e di cui si distingue
ancora la sagoma di un torrione e di un'arcata.
Sotto i ruderi del vecchio castello, una roccia a picco sul mare
sembra raffigurare una donna pietrificata, che viene chiamata la
"Dama Bianca":
la leggenda vuole che una dama venne gettata dall'alto della rupe
dal marito crudele, ma il suo grido la trasformò in pietra prima
di raggiungere il mare.
Ad est del castello, troviamo il bosco di pino
nero che confluisce sul sentiero
Rilke, dove si alternano una vegetazione arbustiva con aree
sassose tipiche, le "grise",
le quali, unitamente al paesaggio marcate dalle falesie
a strapiombo sul mare, offrono a chi vi percorre immagini poetiche
e panorami di grande effetto. Questo sentiero è dedicato al poeta
Rainer Maria Rilke
(Praga 1875, Valmont 1926) che ha soggiornato nel castello
di Duino nel 1910, ospite dei Principi Torre e Tasso; sembra
che proprio le passeggiate sul questo costone roccioso, che strapiomba
sul mare con il fenomeno delle falesie,
abbia ispirato al poeta la composizione delle "Elegie Duinesi",
terminate nel 1923 e dedicate alla Principessa Maria.
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Non meno particolare è la baia di Sistiana,
a cui si giunge al termine del sentiero
Rilke, con il bosco tenuto a fustaia e vecchie introduzioni di
specie esotiche, mentre il resto è a prevalentemente a leccio. Quest'ambito
è caratterizzato dalle attività turistiche inerenti la balneazione
e la nautica da diporto, consolidata dalla presenza di società nautiche
e veliche che organizzano regate e altre manifestazioni sportive.
La baia di Sistiana è
la spiaggia maggiore e più attrezzata di tutto il litorale triestino,
che nel periodo estivo si può raggiungere anche via mare attraverso
un servizio di trasporto che collega i porticcioli costieri. La sera
diventa meta di eventi e luogo di incontro preferito per la cospicua
presenza di offerta di intrattenimento.
Verso la città di Trieste,
troviamo lo stabilimento balneare "Le
Ginestre" accanto al quale, sotto il mare, possiamo scoprire i
suggestivi resti di un antico porto romano. A poca distanza c'è il
piccolo porticciolo di Canovella
de Zoppoli con la spiaggia ghiaiosa a cui si giunge, da terra,
attraverso un sentiero che si snoda attraverso gli antichi pastini,
tuttora coltivati a vite.
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