Gli insediamenti dell'entroterra si delineano
oltre la linea di quota m 150 s.l.m. Questi nuclei storici, pressoché
inalterati nella loro configurazione storico-architettonica, conservano
un irresistibile fascino agreste, derivato dal paesaggio ambientale
circostante e le numerose strade interpoderali che vi convergono.
Dal
punto di vista naturalistico, l'intorno del borgo
di Medeazza presenta sicuramente la "massa"
verde più importante per la sua estensione, di cui fa parte la pineta
Dosso Giulio, costituita da cedui dell'Ostrio-querceto
da landa con fitti macchioni, su cui spicca il Monte
Ermada.
Un'altra area interessante per la sua forma colturale, è il complesso
di Dolina grande,
ubicata sotto il Monte Cocco:
sui versanti caldi la dolina presenta fino al fondo un tipico Ostrio-querceto
da tempo non ceduto con gruppi di pino nero e radure; il fondo viene
mantenuto a prato stabile mentre sui versanti freschi troviamo un
carpineto con molto nocciolo,
acero campestre,
ornello,
rovere
e robinia.
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Si citano ancora la fascia di alture tra
il Monte Cocco
e il Monte Ermada,
occupate da cedui invecchiati dell'Ostrio-querceto con gruppi di
pino nero,
alternati da vuoti rocciosi a frangolo-pruneto e aperture a landa
xerofila con doline a noccioli
e robinie.
Attorno i nuclei abitati si estendono vigneti, frutteti, aree di
coltivo e aree destinate al pascolo. La posizione altimetrica degli
abitati permette di godere splendide panoramiche sia verso il litorale
che sul paesaggio della vicina Slovenia. Da qualunque punto, si
possono praticare escursioni a piedi, in bicicletta e a cavallo,
per esplorare la natura e i luoghi intrisi di storia passata e recente.
Attraverso i segni ancora visibili della "carrareccia" romana si
può raggiungere il Monte Ermada,
ricco di memorie antiche e della prima guerra mondiale; la cospicua
presenza di trincee e tracce delle postazioni difensive, esprime
come questi luoghi siano stati teatro di forti scontri tra l'esercito
dell'Impero Asburgico e l'esercito Italiano; qui si possono anche
scoprire i sedimenti di uno dei tanti castellieri esistenti sul
territorio.
La presenza di numerose grotte
e abissi,
in gran numero visitabili con l'accompagnamento degli speleologi,
permette di effettuare un itinerario complementare molto interessante
ed istruttivo. Il paesaggio naturale è estremamente affascinante
anche nel periodo autunnale per le caratteristiche colorazioni che
assume la vegetazione, con tonalità che vanno dal giallo al rosso,
determinate dalla massiva presenza di boscaglia di sommaco.
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Tra questi, è da citare il Castelliere
di Slivia denominato "de Marchesetti",
dal nome dello studioso che alla fine dell'Ottocento effettuò qui
molti studi. I castellieri erano villaggi fortificati, generalmente
costruiti sulla cima di un colle nei periodi dell'età del bronzo
e quella del ferro, e protetti da una cinta murata eseguita "a secco".
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Vicino
al borgo di Slivia,
troviamo pure uno dei più antichi giacimenti del Quaternario sul
Carso - l'inizio del Glaciale Mindel, la "breccia
di Slivia": sono i resti di una grotta
a galleria, dove sono stati rinvenuti i resti di cavalli, elefanti,
iene, rinoceronti, cervi e persino ippopotami. Ciò è possibile in
quanto, durante i periodi glaciali, le grandi piovosità erodevano
l'alto bacino del fiume Timavo,
trasportando così enormi quantità di sabbie quarzose nelle grotte,
creando successivamente nei periodi caldi degli ambienti naturali
che ci appaiono ora impensabili.
Un'altra grotta molto interessante è la caverna
Pocala, scoperta nel 1893, al cui interno
furono ritrovati i resti di oltre 300 orsi delle caverne; lo studio
dei denti degli orsi ha permesso la datazione di questi reperti,
che risalgono ad oltre 60.000 anni fa. Le ultime ricerche hanno
individuato la profondità dei sedimenti che raggiungono 11 metri
all'ingresso della caverna e 17 metri al suoi interno. Nella caverna
Pocala sono stati trovati anche i resti
di un uomo del Paleolitico medio.
Altre importanti scoperte furono effettuate presso l'abitato di
Visogliano:
questo sito risale al Paleolitico inferiore, con una stratigrafia
di oltre 9 metri di spessore, in cui sono documentate numerose fasi
climatiche riferibili alla parte centrale del Pleistocene medio.
Il sito fu individuato nel 1974 dal sig. Alvaro Marcucci; nel 1975
ebbero inizio gli scavi, che ancora continuano, organizzati e condotti
dalle Università di Ferrara e Pisa. Qui sono stati ritrovati alcuni
importanti resti umani dai tratti arcaici, che si avvicinano agli
esemplari degli Homo erectus e dei Sapiens arcaici.
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