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L'abitato di Aurisina, sede Comunale, si palesa con il suo nucleo storico e gli edifici tipici della regione carsica, dove sono presenti strutture di rilevante interesse adibite a mostre e convegni.
Sulla piazza domina la Chiesa di S. Rocco (1795) con la statua del Santo sulla facciata: al suo interno ci sono affreschi di F. Furlanis e un altare maggiore del periodo barocco. La particolarità dell'area circostante l'abitato è determinata anche dal paesaggio delle storiche cave della famosa pietra di Aurisina. In particolare, la Cava Romana, posizionata nelle vicinanze della stazione ferroviaria, è una delle più antiche e presenta al suo interno immagini molto spettacolari, con pareti verticali che superano i 100 metri. Già nell'epoca repubblicana i Romani avevano dato grande sviluppo all'attività di estrazione: sembra che la pietra venisse rotolata fino al mare, e da qui caricata sulle navi, attraverso una galleria inclinata lunga oltre mezzo chilometro, di cui ora non rimane traccia visibile. La pietra di Aurisina è stata per certo allora utilizzata per costruire Aquileia e i monumenti di Ravenna; nel passato più recente è stata impiegata, tra gli altri, per il Parlamento di Vienna, il Castello di Miramare e il Porto Vecchio e Nuovo a Trieste, la Stazione Centrale di Milano.

Aurisina (Nabrezina) è un paese sviluppatosi soprattutto dal 1800, grazie alla crescita dell'attività delle cave di marmo e all'apertura della stazione sulla Ferrovia Meridionale. Oggi Aurisina è un paese importante, sviluppato, composto da quattro frazioni: Aurisina Centro, Aurisina Santa Croce, Aurisina Cave e Aurisina Stazione.

Aurisina Centro è la parte più antica, più piacevole e suggestiva, con le tipiche case carsiche appoggiate l'una all'altra, qualcuna ancora con i caratteristici tetti in pietra. Il paese vecchio di Aurisina è un susseguirsi di case grandi e piccole, con piccoli orti, spaziosi cortili, cisterne per l'acqua e gli onnipresenti portali in pietra bianca, un segno caratteristico e peculiare del Carso.
Molto particolare è anche la piccola piazzetta "Krzada", caratterizzata dalla vecchia cisterna pubblica del paese e circondata da un dedalo di stradine, dove avventurarsi per scoprire le case più belle della vecchia Aurisina.

Il tratto più peculiare della frazione di Aurisina Stazione è invece la più grande stazione della Ferrovia Meridionale sul Carso. La stazione di Aurisina merita una visita soprattutto per un curioso reperto bellico: sul lato sinistro dell'edificio è incastrata l'ogiva inesplosa di un proiettile conficcatosi nel muro il 16 agosto 1917, durante il bombardamento che precedette l'undicesima offensiva dell'Isonzo. Lungo il grande viale che arriva alla stazione, inoltre, si può notare il Sanatorio Pineta, l'ex hotel André, una casa di cura istituita, nel 1933, per la cura dei malati di polmoni. Una conferma, quindi, dell'aria buona del Carso.

Ad Aurisina Cave la visita d'obbligo è quella alla Cava Romana, che sfrutta un calcare bianco, abbagliante, puro al 99,8 per cento. Si tratta di una delle cave a cielo aperto più grandi d'Europa, un'impressionante voragine di 110 metri. Con la pietra della cava di Aurisina sono state costruite alcune delle più belle città d'Europa: Aquileia, Roma, Vienna, Praga e la stessa Trieste.

Appena fuori dal paese altri punti d'interesse possono attirare il viaggiatore attento alle tradizioni, alla cultura, alla storia e alla natura.
Usciti dalla parte settentrionale del paese vecchio e superato il sottopassaggio della superstrada, si imbocca il sentiero di destra, che si spinge verso la dolina che ospita un cimitero austro-ungarico della Prima Guerra Mondiale. Qui riposano, in una zona tranquilla e silenziosa, 1984 soldati. Ritornando al sottopasso autostradale e spingendosi sino all'ardito viadotto ferroviario di Aurisina, uno dei più alti d'Italia, si arriva al sentiero che, con un paio di minuti di cammino, arriva alla
Grotta Pocala, una caverna di circa 50 metri di diametro, uno scrigno di reperti veramente preziosi: nella Grotta Pocala, infatti, sono stati rinvenute migliaia di ossa appartenenti agli animali vissuti sul Carso nel paleolitico medio. Tanti i resti ritrovati spiccano quelli dell'Ursus spelaeus, presente con circa mille esemplari.


 

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